GT MS



GT MS è una sigla nata come maschera dietro alla quale nascondermi nel momento in cui ho cominciato a far ascoltare le cose che combino con chitarre, computer, tastiere, voce e basso, successivamente è nata l'esigenza di pubblicare anche ciò che scrivo ormai da tempo, pensieri poesie e brevi racconti.
La sua naturale evoluzione musicale è stata la nascita di GT MS Music. Ora qui puoi trovare i miei scritti e là la mia musica.

Gualtiero

Visualizzazione post con etichetta Parole sfuse. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parole sfuse. Mostra tutti i post

lunedì 23 settembre 2013

Musica

Ho sentito un violino stamattina,
un trillo, per essere precisi.
Non so da dove venisse,
se ci fosse realmente
o solo nelle orecchie 
del mio sonno.
Ho sentito un violino che intonava
una strana musica, un che di medio orientale,
qualcosa legato al deserto,
un sapore di sabbia, un muoversi come dune.
Un suono squillante, eppure profondo,
affilato, eppure dolce,
forte, ma delicato.
Ma la musica continuava
e mi portava via,
altri panorami,
altri sapori, altri colori,
altre temperatura,
un alternarsi continuo
di ricordi e immagini,
come se pescasse
direttamente da un immaginario
album di famiglia,
non la mia, ma una a me cara,
una che conoscevo,
una che amavo.

BigG

Ricordi

Restano appesi, alcuni pensieri,
restano avvinghiati alla tua mente
come le ultime foglie all'inizio
dell'inverno.
Io ricordo, ricordo tutto,
non lascio scappare nulla,
la mia memoria è come
un filtro, tutto entra, nulla esce.
Così ricordo ogni mortificazione,
ogni errore commesso,
ogni volta che ho sbagliato,
e non lascio andare nulla.
Tutte le parole dette, scritte,
cantante, date e poi ritrattate,
tutte le parole vuote,
tutte le parole.
Resta lì, l'immagine di quella volta
che avrei voluto rispondere,
di quando avrei dovuto rispondere,
di quel che avrei saputo rispondere.
Restano lì i sapori,
la bile, le lacrime e anche il sangue,
tutto impastato in un boccone
davvero difficile da digerire,
infatti,
resta lì e marcisce, facendomi
il sangue nero, contaminando
i miei giorni a venire
senza che io riesca
a scaricarmi di questo peso,
morto.

BigG

giovedì 21 marzo 2013

Domande


Ci sarebbe da chiedersi
come sia possibile accettare,
se sia giusto accettare,
o forse dovremmo stare
tutti come i vecchi a guardare 
la vita che scorre al di là 
di una palizzata, le mani, inutili,
intrecciate dietro la schiena
e i nostri pensieri 
ben nascosti in fondo 
all'anima stanca.
Ci sarebbe da pensare.
Ci sarebbe da capire.
Ci sarebbe anche da incazzarsi,
ma oggi c'è il sole
ed io sono stanco di rabbia,
sono stanco di ansia,
sono stanco di grida,
sono stanco.
Oggi c'è il sole e io vorrei
scaldarmi un po',
vorrei sentirmi
come un bambino dopo 
una giornata al mare,
stanco e felice.
Ci sarebbe da suonare,
ci sarebbe da scrivere,
e infatti suono e scrivo
senza senso, senza motivo,
gesto apparentemente inutile,
certamente salvifico, 
probabilmente terapeutico,
sicuramente unico.
Ci sarebbe da chiedersi come,
perché, da quando soffrire
è diventata una virtù,
ma poi dovremmo ascoltare 
la risposta e capire ciò che 
ne consegue. 
Ci sarebbe un posto,
lontano, remoto, nascosto,
freddo e buio, dove tornare
per scappare, per evitare,
ma non sono più quello,
non sono più lì,
non sono più.
Ora sono di più.

BigG

3 o 4

Avrei tre o quattro cose da dire,
ma onestamente non so
a cosa possa servire ormai
se non ad aggiungere
calore alla brace
comunque morente.
Sono stato tre o quattro ore
ad aspettarti sul cilio della strada
un libro in mano,
le parole in bocca.
Sono rimasto tre o quattro anni
seduto sul dondolo
dei tempi andanti,
quello dove bambini
ridono, io no.
Sono rimasto tre o quattro vite
davanti all'altare di vari dei
che mai mi hanno risposto,
neanche un segno,
un battito, un roveto,
una semplice fiammella.
Nulla
Ora avrei tre o quattro cose da dire
ma continuo a pensare
che non serva,
che forse dovrei ancora
tre o quattro cose
che non so
e lasciar perdere il resto.

BigG

mercoledì 28 novembre 2012

Porci, porcili e porcate


C'era una volta un porcellino,
o forse tre, 
forse non c'era alcun porcellino,
ma solo una porcilaia...
C'era una volta una porcilaia,
ma senza porci che senso ha...
Non c'era una volta una porcilaia...
E qui andiamo ancora peggio!
C'ero io,
niente battute sui porci,
e una porcilaia,
un posto carino a vedersi,
un posto dove andare 
a trovare altri simili,
porci o umani che fossero.
C'ero io e parecchi porci
e alle volte non si sa più bene
se il comportarsi dei porci 
sia più umano degli umani stessi,
quindi, già che ci siamo,
caviamoci fuori dalla porcilaia,
c'ero io, un telefono
e un sacco di parole,
alcune mie e altre no,
c'ero io e non avrei voluto,
c'ero io e le mie parole 
forse non erano chiare
e quelle degli altri, porci, 
un po' troppo.
C'ero io, 
solo,
ho buttato il telefono.
C'erano dei porci
e delle persone per bene,
non bisognerebbe mai confondere
le specie,
i porci coi porci 
che poi, a mischiarcisi, ci si ritrova
tutti inzaccherati 
del fango 
altrui.
Io non c'ero più,
i porci non so
e onestamente
me ne importa 
meno che 
di una ghianda.

BigG

sabato 9 giugno 2012

Passeggiata

Camminavo lungo i bordi
del fiume pieno di paure
e l'acqua tremolava
al passare di pesci
di diverse razze, colori
e parole.
Guizzavano e salutavano
con la pinna
uccelli straniti
che sembravano
sapere dove andare
ma certo non perché.
Intanto, un passo dopo l'altro,
si era fatta notte
e non fu un bel trip.
L'alba colse tutti
impreparati, pantaloni calati,
nervi tesi, sigarette non ancora
spente che lasciavano macchie
gialle sul bordo dei tavoli
del bar in piazza
dove quattro vecchi avevano
perso il conto dei punti
ma aspettavano di morire
tra una primiera e un sette bello
bestemmiando e bevendo
ogni bicchiere come se fosse
l'ultimo... Ipotesi realistica.
Ormai il sole era alto
e si prendeva gioco delle nuvole
di sotto
facendole sudare,
piovve,
mi bagnai, ma di un bagnato sano,
non quel sudore alcolico
di certe notti brave,
di certe mattine malate,
di certi pomeriggi d'ufficio,
di certe serate da aperitivo
condito da falsi sorrisi,
da bellezza gazzelliforme,
da tette di plastica,
piatti di plastica,
sorrisi di plastica,
forchette di plastica,
vita di plastica,
morte di plastica,
bara di plastica
per una Barbie uccisa
da un Ken criptochecca
isterico.
Non so dove portasse il fiume,
ma mi piacque arrivarci
e finalmente appoggiare
il culo su una sedia morbida,
i piedi su un'altra e dormire un po'.

BigG

giovedì 22 marzo 2012

Ricordi

Alla fine cosa resta? Di una serata, di un week end, di una vacanza, di anno, di una vita... cosa ci resta se non i ricordi?!? Allora forse vale la pena di lavorare per avere buoni ricordi, alla fine non possiamo che fare questo, gli attimo perduti nel nulla, i momenti rovinati, non possiamo permetterci di tenere nello zaino cose pesanti come i ricordi se prive di valore.
Credo si possa valutare una persona da i ricordi che lascia, anche se non si tratta una fonte sicura, certo il tempo tende a cancellare i mezzitoni e a evidenziare le tinte più forti, quindi un bel gesto sembrerà eroico col passare del tempo e uno screzio assumerà le dimensioni di un attentato alla nostra vita. Resta il fatto che chi lascia dietro di se buoni ricordi negli altri, come briciole di pane per Pollicino, non può aver fatto un brutto lavoro della sua vita. Invece detesto chi non pensa a cosa resterà impresso nella mente degli altri guardandosi indietro, quelli che sprecano, che non hanno prospettiva e profondità di campo.
Dopo di noi resterà ciò che abbiamo costruito e i ricordi che gli altri avranno di noi, nulla di più che questo, spero di riuscire a tenerlo presente sempre, in ogni passo del cammino...

BigG

mercoledì 14 marzo 2012

Lentamente...

Respiro lentamente.... molto lleennttaammeenntteeeeee... cerco di tenere a freno le emozioni e continuo a respirare molto molto lllleeeeennnnttttaaaammmmeeeennnntttteeeeeeeeee... Perché ci sono dei momenti in cui se non conti a 10.000.000.000.000.000 finisce che fai qualche danno, tipo fanculizzi il capo, oppure picchi il vigile, sbatti la porta, rompi la chitarra, strapazzi il figlio e via così.
Insomma, ci sono delle volte dove proprio ti devi prendere il tempo per respirare lentamente...
Poi però, mentre sei lì nella tua grotta, con il tuo animale guida, che respiri molto lleennttaammeenntteeeeee succede qualcosa d'altro per cui dovresti respirare molto molto lllleeeeennnnttttaaaammmmeeeennnntttteeeeeeeeee e allora ti concentri ancora di più, ti raggiunge l'animale guida di qualche amico, assieme si fanno un caffè nella tua grotta, ma proprio in fondo alla grotta, nell'angolo più segreto e buoi, anzi si fanno una bella tisana così ci rilassiamo tutti ancora di più quando, al massimo del tuo sforzo per non cedere agli impulsi che il primate che c'è in te vorrebbe far esplodere, arriva un altro motivo per respira ancora più lllllllleeeeeeeennnnnnnn..... ma sai che c'è!!! Ma vaffanculo!!! Fanculo il capo, il vigile, la porta e alle volta anche la chitarra!!! Non si può passare la vita in apnea per il quieto vivere!!! Non si può stare sempre alle regole, non si può far finta sempre che vada tutto bene, non si può sempre sorridere, non si può, non si può, non si può...
Ok, ora è passato... respirate tutti con me, lentamente...


BigG

giovedì 23 febbraio 2012

Cosa è successo

Ci sono dei momenti in cui mi viene spontanea la domanda: "cosa è successo?". Avevo 20 anni, sognavo di diventare il nuovo Hendrix, ora ne ho 37 e insegno a suonare a dei coetanei: "cosa è successo?". Avevo un cuore amaro e in incubi ricorrenti per quel poco che dormivo, ora rido di gusto e dormo come un bambino: "cosa è successo?". Avevo delle idee politiche, di più, avevo degli ideali, ora finché non mi calpestano i piedi me ne fotto di tutto: "cosa è successo?". Avevo i capelli, un po' di pancia, ma solo un po', avevo un po' di amiche, avevo una macchina viola, avevo un buco nell'anima, avevo finito le lacrime, avevo solo tre chitarre, non avevo un Mac, avevo sempre pochi soldi in tasca, avevo poche idee su cosa sarebbe venuto dopo: "cosa è successo?". Poi ho trovato la risposta più banale, sensata, melensa, giustificata, romantica, ragionevole, irrazionale e pura che ci sia: sei arrivata tu... Ora ho quello tutto quello che mi serve!!!

BigG

sabato 18 febbraio 2012

Note dolenti

Non pensavo, non sapevo, proprio non credevo possibile che una cosa come la musica per un musicista potesse essere fonte di dolore. Davvero... È amaro, è triste e non so come confrontarmi con questa nuova realtà per me sconosciuta, vorrei poter trovare le parole per descrivere cosa sento mentre suono, mentre scrivo e compongo, vorrei poter spiegare che non mi interessa cosa succederà ad un mio brano dopo che l'ho messo on-line, non che non mi piacerebbe suonare in un stadio davanti a 80.000 persone, ma che non è quello lo scopo primario. Parlo sempre di comunicazione, una noia... Ma in realtà è proprio questo!!! Un'urgenza comunicativa, la necessità di lasciare libere delle emozioni, dei pensieri, delle note che mi rimbalzano nella testa e non conosco altro modo che quello di metterle in musica...
Forse sono rassegnato o solo abbastanza cinico da sapere che la mia musica non mi porterà da nessuna parte, lavorativamente parlando, ma con questo non mi è mai passato neanche per l'anticamera del cervello di smettere di suonare, anzi, questa consapevolezza mi ha donato una libertà creativa che prima, quando ancora ci credevo, non ho mai avuto.
Ora posso scrivere esattamente quello che voglio, cose brutte anche, posso lasciare libera la musica, posso seguire davvero l'ispirazione senza frustrazioni e limitazioni, così come dovrebbe essere sempre.
Il mercato musicale è una merda, chi ci lavora spesso, per usare un eufemismo, non capisce un cazzo di musica e/o non ne vuole capire, è un mondo di intrallazzoni che ritengono il pubblico una massa di cretini, sordi e ignoranti impossibili da redimere ed educare.
Beh... E allora!!! Chi se ne frega!!!
Tutto questo non mi fermerà dal continuare a suonare quel cazzo che mi pare e chi vorrà sentirlo potrà trovarlo in rete, se nessuno lo sentirà io comunque avrò fatto qualcosa che mi ha fatto stare meglio e sentire un essere umano migliore.

BigG